Il fungo alla fine del mondo

La possibilità di vivere nelle rovine del capitalismo

Livre broché, 414 pages

Langue : Italian

Publié 26 mai 2021

ISBN :
979-12-5952-009-8
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Goodreads:
58261519

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Si dice che, dopo la bomba atomica su Hiroshima nel 1945, la prima forma di vita a spuntare in quel paesaggio devastato sia stato un matsutake. Si tratta di uno dei funghi commestibili più preziosi e ricercati dell’Asia: non cresce solo in Giappone dove raggiunge prezzi astronomici, ma anche in varie aree dell’emisfero boreale. Questo fungo dall’odore intenso ed evocativo non può essere coltivato e preferisce crescere su terreni e foreste perturbati dalla presenza umana. Il racconto di Anna Lowenhaupt Tsing – ormai diventato un classico che spazia tra etnografia, antropologia ed ecologia – ruota attorno a questi ricercatissimi funghi, offre approfondimenti e spunti che vanno ben oltre l’ambito micologico, e pone una domanda essenziale: cosa riesce a vivere tra le rovine che abbiamo generato? Il fungo alla fine del mondo esplora angoli inattesi e inconsueti del commercio del matsutake e ci conduce tra buongustai giapponesi, commercianti arricchiti, combattenti hmong, …

6 éditions

Immaginario affascinante, efficacia limitata

Un viaggio tra i popoli e le culture sviluppatisi intorno ai matsutake, dei funghi che prosperano tra le rovine umane. Un immaginario estremamente affascinante che però si contrappone a un costante e inesorabile calo di incisività.

Resta tremendamente affascinante, seppur già vista in testi più incisivi, la critica alla visione individualista della biologia che ha dominato la storia recente.

There Must Be Something I'm Not Getting

Because of how much I see this book praised in lefty circles, I thought I would love it when I checked it out from the library. But as the title says, there must be something that I'm not getting about this book, because it really didn't click with me. Of course the mushroom imagery and contemplation on living a life in the ruins of capitalism were exquisite, but there were a few niggling things that bothered me. Firstly, I was not too convinced by the author's claim of "We can learn to live in the ruins of capitalism if we follow the example of people who either are or are descended from people who fought explicitly to uphold capitalism and imperial exploitation of their own countries, and people who claim what they're doing is capitalism in its purest form!" Undoubtedly, these people are living a pericapitalist existence to borrow the …

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